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PACS

By: Vincenzo

Vincenzo - Sat 16/09/2006 or 08:13
PATTO CIVILE DI SOLIDARIETÀ Le attuali leggi italiane non consentono a due persone dello stesso sesso di dare una regolamentazione giuridica ai loro rapporti di coppia, neanche se basati su convivenze stabili. E' possibile eprimere i nostri commenti nel seguente post sul delicato ed attuale argomento fuori dalle ben note posizioni politiche. PACS a 360° rivolto anche alle persone di sesso diverso ma che non vogliono contrarre matrimonio ma preferiscono una regolamentazione più snella e leggera per il loro rapporto.

Salvatore - Sat 16/09/2006 or 14:30
Vincenzo, io sono favorevole ai PACS se intesi come contratto pubblico tra due persone di qualsiasi sesso che vogliono regolamentare la loro convivenza, che per vari motivi non possono o non vogliono sposarsi ma che vogliono vedere riconosciute alcune prerogative tipiche del matrimonio, quale la capacità di ereditare e il diritto di prendere decisioni per l’altro quando questi non è in condizioni di prenderle (es. coma). Non sono però favorevole ai PACS quando questi vorrebbero equiparare la coppia omosessuale alla coppia eterosessuale in tutto e per tutto, compresa la facoltà di adottare un figlio. La mia contrarietà non nasce dal desiderio di discriminare gli omosessuali, verso i quali invece ho il massimo rispetto, ma per salvaguardare il diritto dei bambini di avere una famiglia formata da una mamma e da un papà. Salvatore

Vincenzo - Sun 17/09/2006 or 18:19
L'unione tra due persone dello stesso sesso è contro natura, per cui, secondo il mio parere non si deve permettere neppure quella forma di regolarizzazione minore, rispetto al matrimonio, definita dai cosiddetti PACS.

renatosd - Mon 18/09/2006 or 07:35
Avevo deciso di non intervenire sull'argomento per due motivi, accoglievo la richiesta di restare fuori "dalle posizioni politiche", ovviamente ed in quanto esponente del partito che ha proposto i pacs e per giunta di quella componente che più di altre li ha difesi, aspettavo con interesse i contributi dei miei concittadini rimanendo in disparte. Ho accolto con sincera e totale approvazione l'intervento di Salvatore che condivido in pieno. Ma ora quello di Vincenzo mi fa sobbalzare un po' dalla sedia ... "contro natura" ... dici ... perchè??? chi stabilisce cosa sia pro o contro natura??? se in natura la pratica omosessuale è diffusa in tutte le specie e fa parte della natura umana dagli albori della nostra storia come si può affermare ciò?? questa tesi non mi piace soprattutto ed in quanto è a fondamento delle più feroci repressioni attuate da tutte (e purtroppo devo dire tutte) le religioni e da tutte le più feroci dittature che in passato, come ancora oggi, insanguinano il pianeta; a scanso di equivoci cito le feroci persecuzioni di Fidel Castro, come quella Staliniana, quella Fascista, quella nazista ecc. ecc.. La storia è fatta dagli uomini con le loro debolezze e le loro straordinarie capacità. Di grandi uomini omosessuali, ma anche donne, è piena la storia ... non soffermiamoci a giudicare la vita privata di ognuno di essi, cosa fa un essere umano nella proprià intimità a mio avviso non può e non deve influire in modo persecutorio sul sistema legislativo di un paese che si dice civile .... ma questo è solo il mio pensiero in merito. PS e comunque i pacs o le unioni civili riguardano una complessità di soggetti di cui gli omosessuali sono solo una parte. renato malinconico

Vincenzo - Mon 18/09/2006 or 08:18
Renato, molto semplice: sono Cattolico convinto e praticante. Quanto ai grandi uomini della storia omosessuali non capisco l'accostamento in quanto nessuno vuole mettere in dubbio le loro capacità politiche o altro. Non c'è nessuna repressione, per quanto mi riguarda nei loro confronti, anzi, sono persone stimatissime ed accetto e difendo alcune loro battaglie quali la violenza contro di loro (vedi il mio post relativo alla lesbiche del circolo le zanzare).

Baol - Mon 18/09/2006 or 08:53
Scusa Renato, ma non vedo perché tu debba anche solo pensare di non intervenire perché sei l'esponente di un partito... queste sono le tue idee? Devi poterle esprimere tranquillamente, così come Vincenzo tranquillamente esprime le sue, partito o non partito. Non è che state scrivendo vota per questo o per quello, c'è una sottile differenza, anzi non proprio sottile :-D , c'è una trave di mezzo! Magari ti fai troppi problemi no? A me piace molto il fatto di poter vedere tutte le idee, anche le più lontane, messe a confronto. Ed è inevitabile che molte delle nostre idee corrispondano a quelle di una parte politica, o di un credo religioso ecc. ecc. (che sia dichiarato esplicitamente o no) non sarebbe giusto non esprimerle solo per questa ragione. Tornando all'argomento, io non ci riesco proprio a etichettare qualcuno come contronatura, per tutte le drammatiche implicazioni che un tale marchio può determinare, e ha in tanti casi già determinato. Io penso che ciascuno deve poter vivere il più serenamente possibile, nel rispetto; penso che ci sia molta sofferenza nel non essere accettati, nel sentirsi al bando, nel vivere la propria vita come una colpa, quando non si ha anche lontanamente l'intenzione di fare del male a qualcuno. Non credo sia giusto, a prescindere dalle convinzioni religiose, o no, politiche o no... A volte si usano definizioni troppo forti, senza preoccuparsi del peso che certe parole hanno, e in molti casi certe definizioni funzionano da alibi perfetto per scatenare la violenza ottusa di chi ha bisogno di prendersela con qualcuno... le mie convinzioni religiose possono farmi operare delle scelte nella mia vita, ma non possono farmi pretendere che queste scelte debbano essere migliori o più sane di quelle di altre persone... mi piacerebbe ci fosse spazio per tutti, respiro per tutti, in pace, senza veder calpestare nessuno. Ci sono violenze fisiche e violenze morali, a volte le parole procurano molto dolore. Queste vogliono essere solo mie libere riflessioni, siamo tra amici. un caro saluto

renatosd - Mon 18/09/2006 or 08:55
Caro Vincenzo Rispetto fermamente il tuo essere Cattolico e non ho dubbi sulla tua integrità morale che per altro è ben chiara e ottimamente esplicitata nei tuoi ultimi post, che ho colto spesso con piacevolissimo entusiasmo e che ho condiviso in qualche caso anche con sorpresa, detto questo non vedo perchè il mondo cattolico, ma non solo, debba opporsi ad un'iniziativa che va a colmare lacune legislative che tanto influiscono sul miglioramento delle condizioni sociali di parte dei cittadini. Le ferme convinzioni religiose fanno si che chi le osservi viva la propria vita in un certo modo, che merita il massimo rispetto, ma non credi che altri modi di intendere la morale individuale e di conseguenza la convivenza civile possano albergare nella nostra società?? Con immenso rispetto ma inevitabile diversità di vedute sull'argomento. renato malinconico PS ho scritto questa mia quando ancora non era uscito il post di Baol. Concordo e avrei voluto scrivere io il passaggio che recita : "le mie convinzioni religiose possono farmi operare delle scelte nella mia vita, ma non possono farmi pretendere che queste scelte debbano essere migliori o più sane di quelle di altre persone ...". Riguardo i miei timori è chiaro che risentono di una serie di vicende che sto cercando di risolvere non senza una seria autocritica nel modo di utilizzare questo delicato quanto stupendo giocattolo.

- Mon 18/09/2006 or 15:58
Vorrei fare una cosiderazione sui PACS, di cui condivido l'adozione e, in larga parte, l'impostazione generale, soprattutto perchè finalmente offrono delle certezze per tutte quelle situazioni di convivenza fino ad ora non considerate dal nostro ordinamento giuridico, a mio avviso tutte assolutamente legittime. Quella che mi lascia perplessa è proprio quella che rigurda le unioni di persone di sesso diverso, perchè francamente non ne capisco la necessità. Il matrimonio così come già esisteva (mi riferisco ovviamente al matrimonio civile) altro non è che un contratto che norma la convivenza di un uomo ed una donna che hanno deciso di stare insieme, e ne regola le "conseguenze": qual'è il senso di "inventarne" un altro? Oppure..visto che nei PACS è prevista anche questa regolamentazione, probabilmente più al passo con i tempi, perchè mantenere la precedente? Non è più semplice fare dei PACS lo strumento generale che regola le convivenze, di qualsiasi natura, fra due persone? Anche perchè si tratta di una normativa che garantisce soprattutto i "diritti" dei contraenti e, per quanto riguarda il matrimonio "etero", non mi sembra che faccia differenze rispetto alla precedente. Quanto ai doveri...mi sembra di poter dire che se non ce n'è la volontà....non c'è norma che tenga!... Non sarà che questa coesistenza di "contratti" sia il modo più semplice per non "risindacare" il matrimonio concordatario?

- Tue 19/09/2006 or 06:48
L'argomento ogni tanto viene tirato fuori nelle varie comunity presenti nel web e da quanto leggo anche in questo post la discussione cambia poco soprattutto perchè non intervengono le persone che eventualmente usufruirebbero dei PACS ci sono le stesse parole tipo "unioni contro natura" ecc ecc ma vogliamo uscire da questi stereotipi sinceramente io credo che molti di noi conoscano e frequentano queste persone cosiddette "contronatura" non sono persone comunque create dalla natura? Non sono "persone"? E non mi si venga a dire che è l'unione tra di esse ad essere contronatura. Quante all'adozione tra coppie non etero la questione è delicata, soprattutto se si guarda il numero elevato di donne separate o single con figli naturali che crescono i loro figli anche meglio di coppie sposate. Certo che è meglio avere un padre ed una madre, ma siete mai andati negli istituti dove vivono questi bambini in attesa di adozione? Siete sicuri che è meglio lasciarli li?

renatosd - Tue 19/09/2006 or 08:14
Per rispondere ad Antonella ci vorrebbe un legale che tratta Diritto di Famiglia, ma nel mio piccolo ho affrontato tempo fa le questioni che lei pone e credo di poter dire qualcosa in linguaggio non molto giuridico, che però può aiutare la riflessione in attesa di contributi più qualificati. Per quanto ricordo i pacs non nascono come alternativa al matrimonio, seppure nella loro configurazione possono diventare anche una forma contrattuale più snella e meno impegnativa di cui possono usufruire tutti, anche due persone che normalmente ricorrerebbero al matrimonio civile tradizionale (ovviamente lasciamo per un attimo da parte le implicazioni religiose). I pacs, oltre che alle coppie omosessuali, si rivolgono a persone che, nella moderna società, sono ricorse per scelta o per necessità a forme complesse di convivenza, trovandosi a dover fronteggiare una molteplicità di problemi di ordine burocratico di fronte ad una legislazione “antica” che non riconosce altra forma se non quelle tradizionali; mi riferisco ad esempio ad anziani che nella solitudine, forzata o voluta, trovano nel sodalizio di pari età la possibilità di accedere all’affitto di un appartamento e di aver quindi accesso ad una forma di convivenza dignitosa alternativa all’ospizio; ma si rivolge anche a giovani che decidono di convivere anche temporaneamente e non necessariamente su basi affettive tradizionali. I pacs danno a costoro la possibilità di cumulare i redditi e di poter contrarre mutui, affitti, contratti di utenza in nome del soggetto giuridico costituito. Inoltre riconoscono la possibilità di aver accesso ad esempio al capezzale di un malato terminale equiparandolo ad una figura parentale, di poterne fare le veci in particolari condizioni, e in alcuni casi di poter usufruire della reversibilità in forza di un naturale riconoscimento di una lunga condivisione di oneri e doveri all’interno del nucleo, al pari della famiglia tradizionale. Per quanto riguarda le adozioni il problema è ovviamente molto complesso e premetto che i pacs non prevedono esplicitamente l’accesso a tali soggetti, sebbene il varco creato nell’ordinamento fa pensare, a qualcuno con ribrezzo e ad altri come me con molti dubbi, che potrebbe portare anche a tale riconoscimento. Voglio allora dare anche qui un contributo del tutto personale comunque intriso di dubbi ed incertezze, che allo stato attuale mi portano ad escludere tale eventualità in assenza di una riflessione seria e scientifica ma anche morale che coinvolge tutti i settori della società, presumendo di uscire fuori da logiche partitiche di convenienza e dalle pastoie delle implicazioni religiose. L’infante e l’adolescente costruiscono all’interno del nucleo familiare la loro personalità ed il processo di integrazione con l’esterno. La condizione del bambino adottato è comunque e nonostante tutto una situazione di diversità e per questo merita una particolare attenzione. La preoccupazione mia non è tanto, o meglio non solo, il clima familiare in cui verrebbe a trovarsi, ma trovandosi in una condizione sociale tutta nuova al di fuori dello schema consolidato padre e madre, verrebbe a trovarsi allo stato attuale in una nuova condizione oggettiva di ulteriore diversità rispetto ai coetanei. In sintesi sono ancora tutte da valutare le implicazioni psicologiche di forti scossoni che egli sarebbe costretto a subire da un lato nell’osservazione diretta della sua condizione di diversità nei confronti degli altri ma anche per induzione dall’esterno, per i giudizi e per le discriminazioni inevitabili in cui verrebbe a trovarsi in una società non pronta a tale evento. Tutto ciò avverrebbe in un momento topico della sua crescita e della sua formazione. Di contro è vero anche che il sistema delle adozioni è troppo rigido, la vita reale pone comunque molta adolescenza in condizioni non certo normali e ad esempio il trovarsi a vivere con un solo genitore per cause naturali è condizione non certo rara, tale che mi porta a pensare che non debba necessariamente essere ostativa all’adozione, come invece avviene. Il dubbio resta e dice bene Roccia: è meglio un freddo istituto, in cui spesso si consumano tragedie psicologiche e purtroppo anche psicofisiche, o non sia meglio dare a costoro una famiglia anche non perfetta come avviene in molti casi che si dicono “normali”? Il dubbio per me resta aperto. Un ultima riflessione volutamente provocatoria, siamo certi che una famiglia etero, in cui si consumano i tradizionali riti quotidiani, tensioni, scontri anche violenti, tradimenti ecc ecc sia comunque sempre migliore di una famiglia in cui due soggetti omosessuali di sensibilità diversa, possono essere psicologicamente più ferrati e corazzati al duro giudizio esterno e dove spesso convive un sodalizio molto più rinsaldato di affetti ed attenzioni ??? Io onestamente non sono così sicuro. Di fronte ad una coppia omosessuale siamo (chi è senza peccato scagli la prima pietra) sempre troppo maliziosi e piuttosto che interrogarci sull’autenticità degli affetti che legano due persone (in questo caso spesso su basi molto più solide che in tante coppie etero), siamo portati subito a pensare con pruriginoso sadismo a quel che fanno nella camera da letto, andando immaginariamente ad indagare e giudicare, spesso anche con disprezzo e disgusto, l’intimità delle persone; questa cosa non dovrebbe essere permessa a nessuno. In questo senso dobbiamo maturare molto .... tutti. Renato Malinconico

- Tue 19/09/2006 or 10:19
Il problema non è l'adozione delle coppie di fatto (anche a chi convive felicemente da anni senza matrimonio non è concessa l'adozione) è il fatto che non si è in grado di accettare l'unione di coppie non etero, per non parlare poi dei transgender. Ricordate ad esempio quanti sarcasmi ha sollevato la candidatura di Luxuria? Mi sa che qualcuno oggi si è ricreduto. A parte il fatto che molti bambini figli di donne separate che hanno avuto l'affidamento e che vivono con altre donne già vivono queste realtà (chi bene chi male come nelle "normali" famiglie) il problema è che questi bambini verrebbero ghettizzati, umiliati, additati perchè è un problema per la nostra società per le convenzioni "il diverso" qualunque esso sia e non ancoriamoci a dogmi religiosi le convenzioni sono state scritte nei secoli dall'uomo. E non occorre solo spogliarsi delle credenze politiche ma di tutti i preconcetti rendersi mentalmente nudi e ragionare pensare, confrontarsi senza preconcetti poi si può anche rimanere della propria idea ecco ad esempio chiederei un intervento delle "zanzare" però in questo caso occorre una supervisione del webmaster per le risposte che riceveranno magari così anche persone che sono iscritte e che non scrivono possono sentirsi protette ed esporre il loro pensiero perchè insomma a parte lo staff non vedo molte altre presente.

- Tue 19/09/2006 or 11:01
[quote] renatods ha scritto: Per rispondere ad Antonella ci vorrebbe un legale che tratta Diritto di Famiglia, ma nel mio piccolo ho affrontato tempo fa le questioni che lei pone e credo di poter dire qualcosa in linguaggio non molto giuridico, che però può aiutare la riflessione in attesa di contributi più qualificati. Per quanto ricordo i pacs non nascono come alternativa al matrimonio, seppure nella loro configurazione possono diventare anche una forma contrattuale più snella e meno impegnativa di cui possono usufruire tutti, anche due persone che normalmente ricorrerebbero al matrimonio civile tradizionale (ovviamente lasciamo per un attimo da parte le implicazioni religiose)...................... [/quote] Ti ringrazio Renato per l'esposizione certamente più esaustiva che hai fatto a proposito dei PACS e delle considerazioni sulle possibilità che offrono,che conosco e che condivido .....ma la mia domanda era un'altra... Proprio perchè non faccio riferimento alle scelte religiose che ciascuno può fare, che a mio avviso non dovrebbero entrarci con un "contratto" che regola "l'economia" di un rapporto, per quanto riguarda l'unione di "etero" più contratti (io che sono sono sposata civilmente, insisto nel dire che il matrimonio civile altro non è che un semplice contratto, il resto sono scelte personali che mai possono essere normate) mi suonano come un "affollamento" normativo...vagamente ipocrita!

Salvatore - Tue 19/09/2006 or 12:12
Sarebbe auspicabile che ogni bambino potesse nascere e crescere in una famiglia ideale, stile “mulino bianco” per intenderci. Ma sappiamo benissimo che famiglie del genere esistono solo nella finzione televisiva. Quindi sappiamo benissimo che i bambini “normali” figli di genitori “normali” sono esposti a tensioni, litigi, incomprensioni, tradimenti… e a volte, raramente per fortuna, anche al rischio estremo di essere ammazzati da chi gli ha dato la vita. Poi ci sono i figli dei separati, dei divorziati, dei single… tutte situazioni non proprio ottimali per un bambino. Perché allora dovremmo avere delle remore ad affidare un bambino ad una coppia omosessuale? Ma la domanda potrebbe essere anche più ampia: perché chi vuole adottare un bambino deve sottoporsi a tutta una serie di valutazioni da parte delle autorità competenti e deve soddisfare determinati parametri di affidabilità, stabilità emotiva, condizioni economiche eccetera, mentre qualunque coppia (eterosessuale allo stato della scienza, in futuro chissà…) anche palesemente inadatta ad allevare dei figli è libera di procreare?? Attenzione, non fraintendetemi, non sto dicendo che bisognerebbe introdurre un esame di idoneità prima di potersi accoppiare… ci mancherebbe altro. Torneremmo all’incubo dei peggiori regimi del secolo scorso che si arrogavano il diritto di decidere chi poteva e chi non poteva procreare. Sto solo sottolineando un dato di fatto: chiunque può “procurarsi” un figlio col metodo naturale, ma solo chi supera determinati “esami attitudinali” può procurarsi un figlio col metodo dell’adozione. Il motivo è ovvio, ma penso che sviscerarlo non sia solo un inutile “pistolotto” ma un utile esercizio che potrebbe aiutarci a capire. Un bambino adottabile ha di solito un trascorso sofferto: forse è orfano, forse è stato abbandonato, forse è stato sottratto ai genitori violenti. Ad un bambino già così duramente provato si vuole risparmiare il rischio di cadere dalla padella alla brace: ecco il senso di tante precauzioni. Nella nostra società odierna, è indubbio che avere due mamme o due papà sarebbe fonte di altri dolori per il bambino, non fosse altro che per i crudeli sfottò degli amichetti. Alla domanda posta da Roccia, ossia se è meglio lasciar "marcire" un bambino in un orfanotrofio o affidarlo ad una coppia omosessuale, francamente non saprei rispondere. Una mia amica psicologa sostiene però che secondo certi studi, l’attitudine omosessuale è in parte genetica in parte condizionata dall’ambiente circostante; pare che, secondo questi studi, un bambino allevato da una coppia omosessuale avrebbe molte più probabilità di diventare egli stesso omosessuale. Salvatore

renatosd - Tue 19/09/2006 or 12:27
L'affollamento" normativo è certamente un problema .... ma come tentavo di spiegare uno strumento intermedio tra il nulla e il matrimonio, consentirebbe a una molteciplità di soggetti di ottenere benefici nella regolamentazione più snella di un rapporto di convivenza che non ha l'aurea di indissolubilità. Tu mi risponderai che il matrimonio civile non è indissolubile, ma lo scioglimento non è comunque considerato come evento nella normale evoluzione del rapporto stesso, infatti richiede complesse procedure, oltre a costi non proprio esigui e tempi intermedi di verifica per dar comunque la possibilità di recuperare un qualcosa che solo in extrema ratio deve venir meno. Come tentavo di spiegare ci sono una molteplicità di soggetti che non hanno accesso al matrimonio ... faccio l'esempio di due donne anziane che, configurandosi come nucleo familiare in regime di pacs, ottengono una serie di benefici e riconoscimenti che altrimenti sarebbero negati; ma ciò vale anche per due o più giovani che intendono convivere per un periodo indefinito ma temporalmente già dichiaratamente limitato, facendo si che in quel periodo sussistano determinati requisiti e possibilità, potendo sciogliere il vincolo solidale con un semplice passaggio all'ufficio anagrafe. Non riesco a vederci nulla di ambiguo e di ipocrita. Se intendiamo i pacs come semplice alternativa al matrimonio per coppie non proprio convinte non è quello il senso e lo scopo ... nessuno si sarebbe scomodato in complesse argomentazioni per risolvere l'ambiguità di rapporti non maturi che devono essere risolti individualmente. La "prova del nove" le giovani coppie possono farsela da sole senza scomodare le leggi e gli uffici anagrafe. Comunque il matrimonio non è proprio un semplice contratto è un istituto giuridico pubblicistico ovvero che ha valenza di atto pubblico, tanto è vero che alcuni effetti (particolari obblighi, doveri e diritti) non cessano con l’estinzione del contratto, in questo i pacs invece differiscono in quanto cessa i suoi effetti con l’estinzione del contratto stesso. Sulle sottigliezze non mi avventuro oltre, dico solo che il vero punto debole dei pacs è proprio l’elemento pubblicistico e la verifica della sussistenza dei requisiti, per evitare truffe e facili speculazioni, già rese possibili dai falsi matrimoni e resi rischiosi da forme ancor più snelle e difficilmente verificabili ... faccio l’esempio del diritto alla pensione di reversibilità che potrebbe diventare un vero e proprio passamano da un soggetto all’altro costituendo un onere troppo gravoso per il sistema pensionistico. Non sono tutte rose e fiori ma mi piacerebbe concentrare l’attenzione anche su questi aspetti piuttosto che banalizzare tutto sul matrimonio gay. Per quanto riguarda il Post di Salvatore che leggo ora condivido tutto fino all’affermazione dell’amica psicologa ... quello che precede è esattamente quanto cercavo di esprimere in precedenza e sostanzialmente il dubbio rimane in me come in Salvatore ... concordo che non si può comunque affidare un orfano al primo che ne faccia richiesta è ovvio!!! Sull’ultimo passaggio, però, dico che preferisco un individuo gay felice, cresciuto in un sano contesto familiare, quantunque “anomalo”, piuttosto che un bambino “sessualmente normale” vessato ed afflitto da turbe psichiche provocate da una misera esistenza in orfanotrofio .... ovviamente è una provocazione .... ma riflettiamoci sopra ... i contributi finora sono tutti interessanti. renato

- Tue 19/09/2006 or 15:15
Si parte dal discorso di non tenere conto neanche delle opinioni religiose ma ad onore del vero io credo che l'idea del post sia nata dalle esternazione del cardinal Ruini http://www.liff.it/view.php Ruini è intevenuto su tutto dalla scuola ai Pacs ''Quello del cardinale - prosegue Angius - appare piu' che altro un intervento politico a tutto campo teso alla mobilitazione e alla raccolta delle forze di ispirazione cattolica attorno ad una visione della societa' e dello Stato di cui la Chiesa e' portatrice''. http://www.liff.it/view.php nulla è mai casuale

Vincenzo - Wed 20/09/2006 or 14:12
Volevo precisare che l'idea del "post" nasce prima delle affermazioni del Cardinal Ruini (che peraltro non ero nemmeno a conoscenza). Pertanto è assolutamente casuale.

renatosd - Wed 20/09/2006 or 15:41
Premesso che non ho motivo di dubitarne, non credo che la cosa abbia molta importanza. Ovvero non è tanto importante la posizione legittima (dal suo punto di vista, per le funzioni che ricopre e per il credo religioso che professa) il Cardinal Ruini o chicchessia, di qualsiasi professione religiosa egli sia, il problema è quanto uno stato laico si lasci influenzare nelle scelte che investono la sua popolazione .. tutta. Ruini ha il diritto di parola, come ogni altro, lo stato ha il dovere o la facoltà di ascoltarlo, come ad ogni altro, e ha il dovere di agire in piena autonomia. renato

- Wed 20/09/2006 or 16:00
Sapete bene che non è così e che l'influenza è stata sempre piuttosto marcata e che politicamente non si prescinde da queste opinioni poi in ogni caso siamo sempre il paese di Peppone e don Camillo.

renatosd - Wed 20/09/2006 or 16:22
Si ma se ci avventuriamo su questo terreno nel migliore dei casi perdiamo di vista l'oggetto della discussione: "i pacs". Deviando su religione, vaticano, ingerenze, laicità, ecc. ecc. , temo inoltre che tutto ciò sia poi preso a pretesto per bocciare una proposta che io ritengo valida, con l'accusa di essere i soliti atei, anticlericali senza morale e senza dio .... che vogliono portare il paese in una sodoma e gomorra di gay e senza famiglie ... lasciati servire ne so qualcosa ... renato

Salvatore - Wed 20/09/2006 or 16:34
Penso che Renato ha espresso bene l’idea, ma voglio ribadirla: Il Vaticano ha tutto il diritto di predicare quella che a suo parere è la via da seguire. Mi viene da ridere quando si grida allo scandalo o all’interferenza ogni volta che Ruini o il Papa aprono bocca su una questione morale di cui si sta discutendo nel nostro Parlamento. La Chiesa deve volare alto e deve dire quello che pensa. Ma legiferare è compito del nostro Parlamento. È ovvio che le leggi che produce risentono dell’umore popolare, forgiato anche dai discorsi di Ruini dalle Encicliche papali e dalle prediche domenicali, ma fin qui non possiamo parlare di ingerenza. L’ingerenza avviene quando Ruini, o chi per lui, “detta” il testo della legge. L’ingerenza c’è solo se i nostri rappresentanti politici si lasciano “ingerire” vuoi per servilismo, vuoi per calcolo politico. La dove invece fossero convinti intimamente che quella predicata dalla Chiesa è la giusta via… so be it! Il vero “problema” dell'Italia è che la Chiesa ce l’ha in casa, quindi vere o presunte ingerenze, o possibilità di ingerenze, ce ne sono ogni giorno. Salvatore

- Thu 21/09/2006 or 10:03
Certo che si possono esprimere pareri ed opinioni ma la campagna e l'ingerenza è pesante magari per far capire un pò questo scritto può essere utile Il termine omofobia (che deriva dal greco όμός = stesso e φόβος = timore, paura) significa letteralmente “paura nei confronti di persone dello stesso sesso” e più precisamente si usa per indicare l’intolleranza e i sentimenti negativi che le persone hanno nei confronti degli uomini e delle donne omosessuali. Essa può manifestarsi in modi molto diversi tra loro, dalla battuta su un una persona gay che passa per la strada, alle offese verbali, fino a vere e proprie minacce o aggressioni fisiche. In seguito all’omofobia, ad esempio, alcuni eterosessuali, raccontano di sentirsi a disagio in presenza delle persone gay o lesbiche, altri si mettono a ridere quando le incontrano per strada. Altri ancora dicono di essere disgustati dai loro comportamenti, arrabbiati o indignati. Anche la parola “frocio” può essere considerata come espressione di omofobia, perché di solito viene usata con una connotazione negativa. Come nasce l'omofobia? L'omofobia deriva dall’idea che siamo tutti eterosessuali e che è normale e sano scegliere un partner del sesso opposto (eterosessismo). Tale considerazione è basata anche sulla falsa credenza che in natura non esistano comportamenti omosessuali (“L’omosessualità è contro natura”); molti animali, invece, presentano comportamenti omosessuali, tra cui topi, criceti, porcellini d’India, conigli, porcospini, capre, cavalli, maiali, leoni, pecore, scimmie, e scimpanzé. L’omofobia, inoltre, si alimenta in vari modi. Innanzitutto la società è spesso diffidente nei confronti delle diversità, fino al punto di considerarle pericolose. Tale mancanza di fiducia riguarda tutte le minoranze portatrici di valori nuovi o diversi (es. anche i primi cristiani) perché minacciano quelli convenzionali. Il pregiudizio anti-gay, inoltre, è rinforzato dall’ignoranza e dalla mancanza di contatti con la comunità omosessuale. Gli individui omofobici, di fatto, non conoscono la realtà gay e lesbica e ne hanno un’idea astratta basata su ciò che hanno sentito dire dagli altri. Infine, noi tutti tendiamo ad agire in modo coerente con ciò che viene ritenuto desiderabile e giusto in base alle convenzioni sociali dominanti. Questo meccanismo, ad esempio, è alla base del fatto che si è soliti deridere i gay perché è consuetudine farlo. Le credenze negative nei confronti dell’omosessualità, inoltre, sono così diffuse nella nostra società che anche gay, lesbiche e bisessuali tendono ad essere omofobici. In questo caso l’omofobia prende il nome di omofobia interiorizzata. Se non si supera l'omofobia diventa difficile accettare i pacs.


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