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Eutanasia SI, Eutanasia NO

By: Vincenzo

Vincenzo - Tue 26/09/2006 or 07:03
La cronaca ci riporta alla ribalta l'eutanasia. Eutanasia ovvero "buona morte" si riferisce all'intervento medico volto ad abbreviare l'agonia di un malato terminale. Il Vaticano interviene (come sempre dirà qualcuno) per imporre il suo pensiero. La politica è divisa.... Noi semplici cittadini come la pensiamo ?

Kla - Tue 26/09/2006 or 10:09
Credo che non si possa fare una legge precisa per "regolamentare" l'eutanasia. Non e' neanche giusto sottrarsi su questa questione. Faccio una domanda provocatoria come "esempio": si puo' rendere meno astratto possibile il concetto dell'infinito con una legge matematica? La liberta' di ognuno finisce laddove comincia la liberta' di un altro. Ogni legge vecchia o moderna che sia tenta di demarcare questo confine in modo il piu' preciso possibile ma non sempre cio' accade con successo. Spesso l'etica si scontra con la cruda realta'. Io sarei per l'eutanasia SI ma non sempre ed avrei comunque timore di chi deve giudicare di volta in volta quando sia il caso. E' noto a tutti che in mancanza di regole certe molti medici smettono di curare quando ritengono che continuare a curare determina solo accanimento terapeutico. Questa passivita' come la vogliamo chiamare se non eutanasia ?

Vincenzo - Wed 27/09/2006 or 06:56
Giovanni Paolo II° E’ stata scelta l’ eutanasia, quella definita “passiva”, per porre fine al pontificato di Giovanni Paolo II. A giustificare questa scelta, solo la breve nota di venerdì mattina, 1 aprile, nella quale l’ entourage vaticano del pontefice informava la comunità internazionale che il Papa, nonostante l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, aveva chiesto di non essere trasportato al Policlinico Gemelli e desiderava rimanere nel suo appartamento. Fino a che punto questa precisa e decisiva volontà sia stata realmente espressa da Karol Woytila è e resterà un punto decisamente impossibile da dimostrare. Di sicuro sta proprio nell’attribuzione di quella scelta (al Pontefice, oppure ai Cardinali che lo circondavano come Ratzinger, Ruini, Sodano) il significato politico che dobbiamo attribuire al dopo Wojtyla nel suo complesso. E’ evidente infatti che in una condizione di aggravamento repentino come quello verificatosi il 30 marzo, pur nelle già precarie condizioni generali e soprattutto avendo a disposizione una apposita struttura attrezzata al Gemelli, l’indicazione medica “nel segno della vita” doveva essere quella di trasferire immediatamente il pontefice in ospedale, dove le cure rianimative sono di gran lunga diverse rispetto a quelle che è possibile praticare in un appartamento vaticano. Si è scelta invece l’eutanasia passiva. Alcuni documenti mostrano come possa risultare difficile attribuire questa decisione a Giovanni Paolo. A cominciare dalle parole che pronunciò l’11 febbraio 2004 in occasione della Giornata del malato: «Nessuno ha il diritto di sopprimere la vita di un paziente a causa della sofferenza. La sofferenza è sempre una chiamata a praticare l’amore misericordioso. Chi soffre non sia mai lasciato solo». O l’enciclica Evangelium vitae del 1995: «Anche se non motivata dal rifiuto egoistico di farsi carico dell'esistenza di chi soffre, l'eutanasia deve dirsi una falsa pietà, anzi una preoccupante "perversione" di essa: la vera "compassione", infatti, rende solidale col dolore altrui, non sopprime colui del quale non si può sopportare la sofferenza. Si raggiunge poi il colmo dell'arbitrio e dell'ingiustizia quando alcuni, medici o legislatori, si arrogano il potere di decidere chi debba vivere e chi debba morire. Così la vita del più debole è messa nelle mani del più forte; nella società si perde il senso della giustizia ed è minata alla radice la fiducia reciproca, fondamento di ogni autentico rapporto tra le persone». Infine il messaggio quaresimale del 2005: «Il comandamento divino "non uccidere!" vale pure in presenza di malattie, e quando l’indebolimento delle forze riduce l’essere umano nelle sue capacità di autonomia».

giucap - Wed 27/09/2006 or 13:31
Mi sembra difficile rispondere al quesito con un semplice SI o NO. Anche l'esempio di Vincenzo, che cita l'eutanasia "passiva", fa intrevedere una molteplicità di casi e di approcci. Oggi sembra si sia culturalmente pronti ad affrontare il "testamento biologico", mentre sull'eutanasia in senso stretto gravano tabù probabilmente di origine religiosa. Col testamento biologico si dovrebbe essere in grado di seguire le indicazioni dell'interessato in merito all'accanimento terapeutico, ma non trattare l'eutanasia in senso stretto. In generale a mio avviso le leggi dovrebbero essere rispettose di tutti; in uno stato laico, la normativa non dovrebbe derivare da posizioni delle gerarachie ecclesiastiche o dal contenuto dei messaggi quaresimali. Concordo con l'affermazione di Vincenzo "si raggiunge il colmo dell'arbitrio e dell'ingiustizia quando alcuni, medici o legislatori, si arrogano il potere di decidere chi debba vivere e chi debba morire". Ma proprio per questo mi chiedo, può il legislatore arrogarsi il potere di decidere che debba vivere una persona che chiede, nel possesso delle sue facoltà mentali, di morire ma che non ha la possibilità materiale di porre fine a quella che ritiene una non-vita? E in nome di cosa, se non di un principio religioso? E se la persona in questione non condivide tale principio, a che titolo può essere "condannata" a vivere contro la sua volontà? Il recente caso che ha riaperto il dibattito pone un quesito concreto: personalmente, per l'humana pietas, sarei per accogliere l'appello lanciato senza porre alcun ulteriore indugio. Proprio perchè nessuno si può arrogare il potere di decidere chi debba vivere e chi debba morire. Un caro saluto Giulio

- Wed 27/09/2006 or 16:23
Sono sostanzialmente d'accordo con le opinioni di Giulio, voglio solo aggiungere,rimanendo sul caso che ha rilanciato il confronto sul tema dell'eutanasia,e che a mio avvisi rappresenta la forma più emblematica del problema in quanto c'è la precisa richiesta del diretto interessato, che oltre l'humana pietas, si tratta del rispetto della libertà di autodeterminazione di ognuno....

renatosd - Wed 27/09/2006 or 17:22
Non volevo intervenire nella discussione per moltissimi motivi: -perchè troppo delicata da punto di vista etico e morale; - perchè proprio in quanto tale non deve essere ricondotta in alcun modo a strumentalizzazioni di tipo politico o religiose (clericali o anticlericali che siano); - perchè investono direttamente coscienze e professioni, temi come la libertà la vita e la morte e banalizzare è un rischio per un avanzamento concreto. Detto questo visto che poi ho scoperto negli interventi precedenti una maturità ed una sensibilità all'altezza del tema posso dire senza incorrere nei rischi di cui sopra che condivido i due ultimi interventi e soprattutto quello del Capo dello Stato. Vanno rivisitati con attenzione però ancora molti aspetti etici ed anche quelli più o meno tecnici ... l'interrogativo che mi ponevo è sul chi è depositario della responsabilità ENORME di terminare una vita, ovvero chi stacca la macchina, seppure con tutto il consenso dell'interessato e con tutte le legittime aspirazioni di quest'ultimo.... non corriamo il rischio di investire persone di un compito sovrumano? ... io non ho certezze spero che nessuno le abbia su questi temi... non amo le verità calate. renato

Baol - Wed 27/09/2006 or 17:45
Questo è un argomento di una delicatezza estrema, e sinceramente mi procura pure una certa angoscia, mi immagino a dovermi misurare con una decisione del genere e mi rendo perfettamente conto che le implicazioni sono di portata enorme... non ho alcuna certezza, condivido il tema dell'Humana pietas, condivido però anche l'ENORME responsabilità di chi stacca la spina e con un semplice gesto materialmente interrompe una vita. Non accetto che vi siano dogmi a sancire i comportamenti umani rispetto ad un bivio terribile come questo, al contempo questa è una materia da trattare con estrema cautela...


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