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Questo dubbio mi tormenta da molto tempo, ma faccio molta fatica a trovare una risposta sensata. Il dubbio è un tarlo velenoso che corrode la mia la mia fiducia verso le Istituzioni di quello Stato che pure ho servito per molti anni in uniforme e che mi sforzo di continuare a servire da privato cittadino. Istituzioni che, lo ricordo, dovrebbero essere al servizio dei cittadini e invece a volte… ti viene il dubbio, eccome se ti viene! Andiamo con ordine e lasciate che vi racconti uno strano e personalissimo epilogo alla vicenda della donna travolta sulle strisce pedonali il 28 maggio scorso (/modules/news/article.php"Times New Roman" size="3"> ). Mentre aspettavamo l’arrivo dell’ambulanza e delle Forze dell’Ordine, un’automobilista che transitava in direzione opposta ha chiesto cosa fosse successo ad uno dei volenterosi cittadini che si stavano prodigando per gestire il traffico. - Un’anziana signora è stata travolta sulle strisce! – rispose il volenteroso cittadino, conscio dell’autorità de facto che in quel momento impersonava. Al che l’automobilista borbottò qualcosa tipo: - Sì, ancora credete a queste cose, è tutta una finta per prendere i soldi dell’assicurazione! – poi aprì il gas e si allontanò sgommando. Il pover’uomo non ci credeva; c’era una anziana sanguinante e in stato di shock distesa sull’asfalto con una frattura esposta al femore sinistro e il saccente di turno sparava sentenze! Tornato a casa ho raccontato l’accaduto a mia moglie (che è straniera, per chi non lo sapesse), compreso la chicca del sapientone spara-sentenze. - Deve essere stato un poliziotto! – mi ha interrotto mia moglie. - Come sarebbe a dire “Deve essere stato un poliziotto”? - ho replicato, certo che non avesse capito la dinamica dei fatti. Così ho riassunto i punti salienti. - Ho capito… deve essere stato un poliziotto! – ha ribadito mia moglie – Qui la polizia è dalla parte dei criminali. Un pugno allo stomaco mi avrebbe fatto meno male. - Come sarebbe a dire che la polizia è dalla parte dei criminali? – ho chiesto con un misto di indignazione, curiosità e orgoglio nazionale ferito. - Sì, qui la polizia non è dalla parte delle persone oneste. – ha insistito mia moglie e ha cominciato a sgranellare una serie di esempi concreti e di paragoni pertinenti. Il mio orgoglio nazionale era sempre più martoriato, anche perché gli esempi di mia moglie erano incontestabili. Mi contorcevo cercando una via d’uscita dignitosa ma non ne trovavo alcuna. - La polizia italiana è come quella dei paesi arabi. – ha rincarato la dose - Lì, se tu vai a denunciare un torto subito, biasimano te! “Se tu non fossi stato in quel posto in quel momento, il fatto che denunci non sarebbe successo. Quindi è colpa tua”. Ecco qui è la stessa cosa: se l’anziana donna non fosse uscita di casa non sarebbe stata travolta: quindi è colpa sua. Da giovane mia moglie ha vissuto per qualche tempo in Arabia Saudita a seguito del padre, ingegnere della Exxon, quindi si è fatta una certa idea di quel posto. Ero indignato e non avevo argomenti per controbattere, così sono uscito rimuginando. Ho persino avuto vari flash back: Ci sono altri flash back che vi risparmio, ci sono altri giornate in cui rimugino… senza addivenire ad alcunché. Poi domenica scorsa, 8 giugno, ho letto un articoletto a pag. 41 del Messaggero (Cronaca di Roma) http://carta.ilmessaggero.it/sfoglia_giornale.php"Times New Roman" size="3">: un pensionato portatore di handicap, Ottorino Calcagni, prigioniero in casa a causa delle auto che ostruiscono gli scivoli sotto casa sua, cerca giustizia chiamando i Vigili Urbani. Questi, infastiditi dalle tante chiamate, lo “denunciano” ai prepotenti che parcheggiano illegalmente davanti agli scivoli. E i prepotenti si “vendicano” tagliando, per ben tre volte, le gomme della panda dell’anziano handicappato. Incredibile: uno chiama la Polizia per avere giustizia, per poter uscire di casa, e cosa ottiene? Viene “venduto” all’antistato proprio da chi, sotto la divisa dello Stato, nasconde la sua vera natura mafiosa e la sua predilezione per l’illegalità. Povera Italia! Forse ha ragione mia moglie… ma ancora non riesco a dirglielo.
Salvatore Antoci

Caro Sig. Salvatore,
sono convintissimo che la polizia in Italia stia dalla parte del cittadino.
Come, i Carabinieri, la Gdf e tutte le forze di polizia in genere, che sono composte da singoli individui che per uno stipendio da fame, con mezzi inadeguati cercano di fare il loro lavoro al meglio (che consiste nella tutela del cittadino) .
Il vero grande cancro della nostra società è la burocrazia, impersonata dai vari impiegati/poliziotto del suo racconto, che ottusamente raccolgono le centinaia di denunce in modo asettico ed impersonale, stendendo dei rapporti in un linguaggio burocratico-amministrativo che, se non fossero tragici nel contenuto sarebbero comici (nella forma).
Ma va anche ricercato nella lentezza/inefficienza della giustizia, che non persegue in modo immediato e diretto chi delinque.
Nella scarsa certezza della pena, che con indulti,licenze premio, buone condotte, ci lascia in giro centinaia di pregiudicati, pronti a reiterare il reato (ed ad allungare il numero delle denunce-barzelletta).
Cordialità
Luca
PS non sono un poliziotto.....
Si potrebbe scrivere un libro dal titolo:
"Quelli che la legge se la dovrebbero fare da soli"
Sottotitolo:
"Fai come in America, apri un conto corrente e il direttore ti regala un fucile!"
Scherzi a parte, lo "spaccato" raccontato da Salvatore, ahimè è cronaca quotidiana,
Roma, Milano, Torino, Salerno, Bari, ecc. in tutte le città la stessa storia.
Credo che uno dei motivi della "svogliatezza" dei tutori della legge sia l'inefficacia del sistema giudiziario.
Es.: Piccole nomadi rubano il portafoglio ad una turista in metropolitana, vengono prese e portate in questura,
dopo un'ora sono un'altra volta tra la folla a "lavorare"... e così via!
Caro Salvatore, tua moglie è sfiduciata come lo sono la maggior parte della gente che ancora crede che al mondo esista una GIUSTIZIA.
Fortunatamente c'è anche tanta gente che (come il carabiniere in borghese ucciso durante una rapina a Salerno nei giorni scorsi)
crede ancora in quello che fa, rischiando la vita ogni giorno. Sono loro che dobbiamo prendere come esempio.
Un abbraccio
Bruno
Per farti due risate vediti questa scena del famoso fil di Albertone
http://it.youtube.com/watch?v=9QT3ZF7X-xE&feature=related
Scrive LUCA: Caro Sig. Salvatore, sono convintissimo che la polizia in Italia stia dalla parte del cittadino. Come, i Carabinieri, la Gdf e tutte le forze di polizia in genere, che sono composte da singoli individui che per uno stipendio da fame, con mezzi inadeguati cercano di fare il loro lavoro al meglio (che consiste nella tutela del cittadino) . Il vero grande cancro della nostra società è la burocrazia, impersonata dai vari impiegati/poliziotto del suo racconto, che ottusamente raccolgono le centinaia di denunce in modo asettico ed impersonale, stendendo dei rapporti in un linguaggio burocratico-amministrativo che, se non fossero tragici nel contenuto sarebbero comici (nella forma). Ma va anche ricercato nella lentezza/inefficienza della giustizia, che non persegue in modo immediato e diretto chi delinque. Nella scarsa certezza della pena, che con indulti,licenze premio, buone condotte, ci lascia in giro centinaia di pregiudicati, pronti a reiterare il reato (ed ad allungare il numero delle denunce-barzelletta). Cordialità Luca
Ho trascritto pari pari quello che ha lasciato scritto nel post che precede Luca... Condividendolo, ma comprendendo tutta la rabbia che ti porti dentro, perchè purtroppo incontrerai anche ciò che tua moglie dice della polizia, per esperienza diretta e guardandosi ogni giorno attorno... ma di quegl'idioti, ottusi, burocrati ed ignoranti, cui fa riferimento Luca, purtroppo se ne incontrano quì nel nostro paese (con la 'p' minuscola), ma ciò non fanno il fascio, ma 'dell'erba', della specie gramignacea che è difficile estirpare, ma che bisogna sempre tenere d'occhio e rimuovere per evitare che si espanda su terreni fertili. Cordialità Mario
p.s.: Sono un poliziotto.
"Se la libertà di stampa significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire" -G. Orwell-
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